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  • Giustizia riparativa: una nota del Gruppo Foucault

    “Rilanciamo la riflessione pubblica proposta dalla realtà cittadina di cui facciamo parte”


    Sinistra Progetto Comune

    Dichiarazione del Gruppo Foucault* sulla giustizia riparativa, a cui partecipa anche il gruppo consiliare di Palazzo Vecchio.

    «Questa dichiarazione rappresenta la prima uscita pubblica del Gruppo Foucault. Abbiamo scelto di intervenire sul tema della giustizia riparativa perché lo consideriamo uno dei passaggi più importanti — e più delicati — delle recenti trasformazioni del sistema penale.

    Abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni dell’assessore al welfare del Comune di Firenze, Nicola Paulesu, sull’avvio del Centro per la giustizia riparativa e sull’intenzione dell’Amministrazione comunale di promuovere, insieme alle università toscane di Pisa, Firenze e Siena, un percorso formativo biennale destinato ai mediatori. Prendiamo atto con interesse dell’impegno dichiarato nel voler dare attuazione a uno strumento che il nostro ordinamento ha ormai riconosciuto come parte integrante delle politiche della giustizia.

    La giustizia riparativa, infatti, non è più soltanto un orizzonte culturale o una pratica sperimentale. Con la riforma della giustizia penale degli ultimi anni è stata formalmente inserita nel sistema processuale e penitenziario come una possibilità offerta alle parti, fondata sul coinvolgimento volontario della vittima e dell’autore del reato, mediato da figure terze e qualificate. In questo senso rappresenta un passaggio importante: non sostituisce il processo penale, ma lo affianca, aprendo uno spazio di responsabilizzazione, di riconoscimento del danno e, quando possibile, di ricomposizione della frattura sociale generata dal reato.

    Proprio per la delicatezza e la complessità di questo paradigma, tuttavia, la sua attuazione richiede condizioni molto precise: chiarezza istituzionale, trasparenza organizzativa, professionalità solide e un forte investimento culturale. Da questo punto di vista, le informazioni finora disponibili sull’avvio del Centro fiorentino appaiono ancora piuttosto generiche. Non è chiaro, ad esempio, quali saranno i tempi effettivi di apertura, dove di preciso sarà collocata la struttura e quali saranno le modalità operative della fase iniziale.

    La formazione universitaria rappresenta certamente un elemento positivo e necessario. Allo stesso tempo, sarebbe utile conoscere con maggiore precisione come verrà organizzata la fase di avvio delle attività e quali criteri guideranno la selezione e l’impiego delle figure chiamate a operare nel Centro. La mediazione penale richiede infatti competenze specifiche, esperienza nella gestione dei conflitti e una relazione stabile con il sistema della giustizia e con il territorio.

    Considerato inoltre che l’avvio delle attività, anche per ragioni numeriche e organizzative, avrà inevitabilmente un carattere sperimentale, riteniamo importante che fin dall’inizio sia previsto un sistema pubblico di monitoraggio delle attività del Centro e dei casi trattati, basato su criteri chiari e verificabili. Un simile strumento permetterebbe non solo di valutare nel tempo l’efficacia delle pratiche di giustizia riparativa, ma anche di correggere eventuali criticità e di rafforzarne la credibilità istituzionale anche in vista di un’auspicabile estensione del servizio con altri centri che rendano progressivamente effettivo il diritto ad attivare percorsi di giustizia riparativa.

    Accanto alla costruzione delle strutture, sarà inoltre necessario un grande lavoro culturale. La giustizia riparativa non si afferma per decreto: richiede che gli operatori del diritto, le istituzioni e la comunità comprendano davvero il senso e i limiti di questo strumento, evitando sia gli entusiasmi superficiali sia le diffidenze pregiudiziali.

    Proprio per questo il Gruppo Foucault ritiene utile aprire in città un confronto pubblico su questi temi. La giustizia riparativa può rappresentare una risorsa importante per il sistema penale e per la società, ma solo se costruita con rigore, trasparenza e responsabilità. Firenze può essere un luogo adatto per avviare questo percorso, a condizione che il dibattito resti aperto e che le scelte istituzionali siano accompagnate da un reale coinvolgimento della comunità giuridica e civile.»

    (* Il Gruppo Foucault è un “collettivo aperto” sui problemi del carcere e della giustizia. Una formula che esclude, concettualmente, l’idea di un coordinamento: nel Gruppo non si partecipa per rappresentare associazioni o sigle, ma per condividere — per un periodo breve o lungo — un percorso di mobilitazione su obiettivi precisi e circoscritti, discussi e decisi insieme. Solo su questi obiettivi, senza la pretesa di fare altro, e sulla base di una visione comune capace di tenere insieme le differenze).

  • Tra gli spesini e le brande. Meucci, Gozzini, Sollicciano: le tre carceri fiorentine e la città

    📅 Venerdì 20 febbraio 2026, ore 17:00

    📍 Casa del Popolo ARCI 25 Aprile
    via del Bronzino 17, Firenze

    Assemblea aperta sul tema delle carceri fiorentine: Meucci, Gozzini, Sollicciano. Un’occasione per ragionare insieme sul rapporto tra le tre carceri della città e la comunità, organizzata dal Gruppo Foucault con Sinistra Progetto Comune. A seguire mangiarino riparativo.

    🎙️ Con: Gruppo Foucault e Sinistra Progetto Comune

    Assemblea aperta · A seguire mangiarino riparativo

  • Carcere e città: nasce il Gruppo Foucault

    “Uno spazio a disposizione del territorio, per azioni concrete che possano superare la polarizzazione tra dispositivi securitari e posizioni esclusivamente morali”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Giulia Marmo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 4
    Massimo Lensi – Associazione Progetto Firenze

    All’interno delle aree tematiche di Sinistra Progetto Comune, e nell’ormai consolidata collaborazione su questa questione con l’Associazione Progetto Firenze, nasce il Gruppo Foucault, un collettivo composto da persone e realtà con lunga esperienza nel campo delle politiche penitenziarie. Il Gruppo intende occuparsi in modo continuativo dei problemi del carcere a Firenze, a partire da Sollicciano e senza dimenticare gli altri due istituti cittadini, il Gozzini e il Meucci. L’obiettivo non è alimentare dibattiti astratti o polarizzazioni sterili – come quelle, ormai asfittiche, su demolizione o ricostruzione di Sollicciano – ma proporre concretezza, pratiche e soluzioni verificabili.

    Il contesto attuale alimenta l’illusione che la crisi della giustizia possa essere governata rafforzando due modelli già falliti: da un lato un giustizialismo securitario sempre più aggressivo, dall’altro un “buonismo” retorico privo di strumenti materiali. Entrambi si muovono dentro una società segnata da diseguaglianze crescenti, disagio sociale diffuso, carenza cronica di personale nei servizi pubblici e progressiva contrazione della spesa sociale. Il risultato non è una maggiore tutela dei diritti, ma una loro erosione concreta, tanto per le persone detenute quanto per chi è sottoposto a misure alternative.

    In questo quadro, la relazione tra carcere e città non può ridursi al solo ruolo delle associazioni all’interno degli istituti. Serve una strategia pubblica che coinvolga amministrazioni, sanità, servizi sociali, magistratura di sorveglianza e terzo settore, rendendo effettivi diritti già formalmente riconosciuti. Senza questa dimensione materiale, il carcere resta un luogo separato e opaco, funzionale alla gestione della marginalità più che alla sua trasformazione.

    Il Gruppo Foucault intende quindi lavorare su un primo nucleo di azioni:

    • Ricognizione delle condizioni materiali negli istituti e delle criticità nell’accesso alle misure alternative;
    • Intervento attraverso canali stabili di relazione con direzioni, servizi e enti locali;
    • Attivazione delle competenze già presenti sul territorio, evitando frammentazioni;
    • Comunicazione pubblica per contrastare narrazioni esclusivamente securitarie;
    • Pressione istituzionale mirata e continuativa per rendere esigibili i diritti.

    Piccoli passi, ma concreti e misurabili. Perché è nel lavoro quotidiano – e non nelle scorciatoie ideologiche o negli slogan – che si costruisce un’alternativa reale alle politiche penali dominanti e si riporta il tema carcere dentro una dimensione politica e costituzionale.

    Per il 20 febbraio è stata prevista un’assemblea pubblica, di cui nei prossimi giorni daremo i dettagli.